Sciopero panettieri per rincari: novità per i fornai dal 16 ottobre

Sciopero panettieri per rincari: novità per i fornai dal 16 ottobre

Panettieri, soprattutto in Calabria, hanno avviato uno sciopero del pane il 16 ottobre unendosi alle proteste degli autotrasportatori e la mobilitazione dovrebbe proseguire fino a martedì 20 ottobre. La serrata riguarda anche panifici della provincia di Cosenza e ha visto la partecipazione, in alcuni casi, di fornai provenienti da altre regioni, come la Sicilia.

Sciopero panettieri: sedi e modalità della protesta

Una parte consistente dei fornai della provincia di Cosenza si è radunata lungo la statale 106, nei pressi della piana di Sibari, facendo causa comune con i camionisti che protestano per gli aumenti del gasolio.

Secondo la ricostruzione riportata, oltre 800 fornai della provincia cosentina sono coinvolti nella mobilitazione. Alcuni panificatori hanno messo in atto la chiusura dei propri panifici come forma di sciopero del pane.

Sollecitazioni, aumenti e richieste dei panificatori

I panettieri indicano come cause della protesta i rincari delle materie prime e problemi legati alla grande distribuzione organizzata.

  • Prezzi: dal primo novembre alcuni panificatori hanno segnalato che il prezzo del pane potrebbe passare da 3 euro al chilo a 3,80 euro.
  • Materie prime e costi: è stato indicato un aumento del costo della carta e della plastica del 50% e un aumento del prezzo della farina di 10 euro al quintale, con la farina indicata oggi a quota 60 euro al quintale.
  • Energia e carburante: è stato riferito che un litro di gas costa oggi 1,10 euro, cioè 70 centesimi in più rispetto a una cifra non specificata; è stata inoltre citata la corrente elettrica e il generale aumento del costo della vita.

I panettieri hanno chiesto in particolare “agevolazioni contributive per le assunzioni” per far fronte alle difficoltà del settore. In alcuni commenti è stato detto di aver cercato di coinvolgere la Regione, ma che la Regione sarebbe impegnata nell’erogazione di finanziamenti per il fotovoltaico e l’eolico industriali.

Nel corso della protesta è stato inoltre puntato il dito contro la grande distribuzione organizzata: secondo i partecipanti, se il prezzo del pane aumenta di 80 centesimi al chilo, la metà dell’aumento andrebbe alla Gdo e i supermercati rischierebbero di non ritirare il prodotto aumentato di prezzo. È stato anche citato il fenomeno del “reso”, ovvero il pane non venduto che viene restituito al produttore, definito un problema presente “solo a sud di Roma”.

La mobilitazione dei panificatori si inserisce in una più ampia serie di proteste che coinvolgono agricoltori, autotrasportatori e altri settori per il rincaro di carburante e materie prime.

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