La giustizia italiana torna a occuparsi della piaga dei concorsi universitari pilotati, ma questa volta con una novità rilevante: lo scambio di favori accademici viene riconosciuto come corruzione propria e non più soltanto come abuso d’ufficio, reato ormai abrogato. Due procedimenti, a Perugia e a Catania, arrivati quasi in contemporanea, segnano un cambio di passo nella valutazione giudiziaria di queste vicende.
Il caso di Perugia: rinvio a giudizio per quattro imputati
A Perugia il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per quattro persone: l’ex rettrice dell’Università per Stranieri Giuliana Grego Bolli, la docente Stefania Spina (la stessa esaminatrice del calciatore Luis Suarez nell’inchiesta sull’esame farsa di italiano), l’ex direttore di Dipartimento Daniele Piccini e il professore universitario Paolo Di Giovine, già presidente della Commissione per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn).
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero orchestrato uno scambio di favori tra il 2018 e il 2020: da un lato garantire a Stefania Spina il superamento dell’Asn e la vittoria di un concorso; dall’altro assicurare, in cambio, l’assegnazione di un concorso per ricercatore in Glottologia e Linguistica all’Università per Stranieri di Perugia a una candidata indicata da Di Giovine, con commissari predisposti.
Un secondo filone riguarda la docente Federica Annamaria Venier, condannata in primo grado a due anni e otto mesi per aver favorito la nomina di un’altra persona in cambio di un giudizio positivo per Spina. La sentenza non è definitiva. Secondo l’accusa, la rettrice avrebbe inoltre indotto Piccini a non chiamare in servizio la vincitrice legittima di un concorso, per favorire un candidato interno.
Le parti civili, tra cui la stessa Università per Stranieri di Perugia, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni. L’udienza dibattimentale per gli imputati principali è fissata per il 21 settembre 2026. Il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, aveva già valutato la contestazione della corruzione al tempo dello scandalo Suarez.
Catania: sei condanne nel processo “Università bandita”
A Catania si è concluso il processo denominato “Università bandita”, nato da un’inchiesta avviata nel 2019 dalla Digos della Questura di Catania e coordinata dalla Procura etnea. Il procedimento si è chiuso con sei condanne e 45 assoluzioni, queste ultime in gran parte dovute al fatto che il reato di abuso d’ufficio, inizialmente contestato, non è più previsto dalla legge.
Tra i condannati figura l’ex rettore Francesco Basile, con una pena di cinque anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Altri cinque docenti hanno ricevuto condanne comprese tra otto mesi e due anni, con pena sospesa condizionalmente per cinque anni. L’inchiesta aveva rivelato concorsi costruiti su misura per candidati indicati da docenti e amministratori, a danno di altri aspiranti, e aveva portato alle dimissioni dell’allora rettore e alla convocazione di nuove elezioni universitarie.
Altri filoni: Firenze e il quadro nazionale
A Firenze, lo scorso dicembre, nel caso che ha coinvolto la facoltà di Medicina e l’ospedale Careggi, sono cadute le accuse di associazione a delinquere e abuso d’ufficio, ma il giudice ha disposto cinque rinvii a giudizio per corruzione.
Secondo quanto ricostruito, negli ultimi anni almeno nove procure hanno avviato inchieste strutturali in atenei del Sud (Reggio Calabria, Palermo, Sassari), del Nord (Milano, Torino, Genova) e del Centro (Perugia, Firenze), rivelando accordi trasversali su singole discipline, con candidati favoriti od ostacolati e commissioni controllate. Le cifre complessive parlano di quasi 200 persone indagate tra ricercatori, professori associati e ordinari, direttori di dipartimento, prorettori e rettori, e di decine di bandi di concorso pubblici finiti sotto la lente degli inquirenti.
È importante sottolineare che, per quanto riguarda Perugia, si tratta di una condanna di primo grado, dunque non definitiva, mentre il rinvio a giudizio per gli altri imputati non equivale a un accertamento di colpevolezza ma apre la fase dibattimentale del processo.

